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sabato 31 gennaio 2009

se-bar-bi-sag

Si racconta che nella periferia di un'antica città sumera vivesse, 60 secoli fa, un contadino con la moglie e la suocera. Il lavoro del contadino a quel tempo era sicuramente più arduo che mai, sia per gli ancora rudimentali strumenti da lavoro, sia perché la temperatura media della terra era più elevata di quella di oggi, per di più la zona in cui ci troviamo è arida, non piove da mesi.Il nostro eroe è un uomo pacifico e taciturno, sopporta mestamente le continue lamentele della suocera, evita di contraddire l’irascibile consorte e non se la prende mai con i suoi vicini che lo sfottono per la sua bonarietà. Insomma, è un povero fessacchiotto!

Il suo unico vero amico è il suo cane, un bastardino a cui dà da mangiare del pane duro o, di tanto in tanto, delle ossa di pollo. I due si assomigliano un po’, sono entrambi buoni ed accondiscendenti ed entrambi mangiano male.

Un pomeriggio il contadino esce di casa per dare un pezzo di pane duro al cane, che nel frattempo però si è allontanato, andandosene in giro per le capanne del quartiere. Non trovando l’amico quadrupede, il sumero lascia il pane in una ciotola vuota e fa per rientrare quando d’improvviso, un tuono scuote l'aria. Un temporale, finalmente!

Corri di qua, riparati là, porta fuori le anfore per riempirle… insomma è un gran trambusto! Il buon cane ha trovato riparo lontano da casa e il suo pezzo di pane è diventato una zuppa schifosa!

L’acqua cadde copiosa, ma durante la notte tutto finì e il sole sorse come al solito sovrastando un cielo senza neppure una nuvola. Dopo un acquazzone un contadino sumero si dà da fare, la terra bagnata è l’ideale per seminare e preparare i campi. Così, per qualche giorno, tornando a casa quasi dopo il tramonto, stremato e dolorante, si dimentica del suo povero cane. La ciotola del povero animale, normalmente piena d’acqua fresca, rimane per giorni piena di quel pastone.

Dopo un paio di giorni si ha una giornata di grande afa. Il sole batte violento e la temperatura è insopportabile, il cane, assetato, non resiste più e va a lappare la brodaglia rimasta nella sua ciotola. Dopo qualche minuto accade qualcosa di incredibile. Il cane dà di matto!
Da buon cane qual’era si trasforma in uno scalmanato, entra in casa e inizia ad abbaiare, saltare, mordere le sedie, salire sui mobili… la suocera interviene con un bastone, intimandogli di uscire, ma il cane per tutta risposta le gira intorno ululando finché non resiste alla tentazione e assesta un bel morso sul possente posteriore della donna! A quel punto entra in casa il contadino e corre in aiuto della vecchia, che nel frattempo inizia ad insultarlo dandogli dell’inetto, incapace pure di educare una stupida bestia.
Il contadino, sconcertato, riesce tra pene e guai a far uscire il quadrupede dalla capanna. Un po’ stizzito, ma nel suo intimo grato al cane per il bel morso inferto alla suocera, lo osserva, cercando di capire cosa può essere successo al mansueto animale. Il cane dopo aver invano cercato di mordersi la coda, si dirige spedito verso la sua ciotola, pronto a fare di nuovo il pieno. Dopo una bella lappatina, rimane un po’ immobile fissando il vuoto, poi si distende e si addormenta di sasso.

Solo a quel punto l’uomo si avvicina alla ciotola del cane, non sapendo cosa fare pensa bene di assaggiare quel brodame. Il sapore non è male, ne beve un bel po’. Dopo qualche minuto il contadino si sente un altro, un po’ barcollante entra in casa, dove la moglie e la suocera lo aspettano inferocite per il caos combinato dal cane. Le due iniziano a urlargli contro, intimandogli di riparare ai danni e di disfarsi del cane, ma lui, sorprendentemente, invece di ingoiare il rospo come al solito, stavolta reagisce! Inizia a urlare contro le due, sfogando anni di frustrazioni. Trova le parole per dire ciò che veramente pensa e per la prima volta le manda a quel paese sbattendosi la porta alle spalle! Soddisfatto di sé si reca dai vicini e si fa sentire anche con loro, deridendoli a sua volta con un'ironia che non sapeva di possedere!

Il giorno dopo il contadino capisce di aver fatto una grande scoperta. Prende delle anfore e le riempie di acqua e pane. Aspetta qualche giorno e il miracolo si riavvera! Allora decide di lasciare i campi e di mettersi a vendere quella bevanda battezzandola se-bar-bi-sag, ovvero “la bevanda che fa vedere chiaro”.

La bevanda ha un successo strepitoso e il nostro eroe fa fortuna, diventando il primo birraio della storia!

giovedì 27 novembre 2008

Un buon anno per Charles

Charles era esausto, alle finestre sibilava il gelido e tagliente venticello tipico degli inverni di Woburn. Si erano trasferiti in Massachusetts da poco, “anno nuovo vita nuova” aveva detto Charles in quel triste capodanno del 1839. Levatasi la tuta da lavoro e indossata la sua vecchia vestaglia da camera, si accomodava su una poltrona sfondata accanto alla stufa accesa. Il suo sguardo distratto vagava per la stanza, soffermandosi ora sul paesaggio fuori dalla finestra, ora sui suoi stivali inzaccherati, ora sulle consumate pantofole di raso.

Quelle belle pantofole le aveva comprate dieci anni prima, a Philadelphia. Allora le cose erano molto diverse, il suo negozio di ferramenta fruttava bene, sempre all’avanguardia, sempre ben quotato, poteva dirsi soddisfatto, sereno e forse era, se non un uomo ricco, un vero benestante. Cos’era accaduto poi? Erano stati dieci anni difficili. Come era stato possibile un cambiamento così radicale? Come era arrivato ad essere persino incarcerato per debiti?

I suoi pensieri andavano ad un passato più remoto, si ritrovava ragazzino, a New Haven, nella vecchia fattoria di papà. Spesso, la sera, sedevano assieme sulla paglia, osservando il sole che tramontava sui campi. Con una piacevole mestizia ricordava il volto di suo padre, che con orgoglio gli raccontava le storie dei loro avi e di come avevano fondato e messo su la colonia.
La sua mente seguiva dei collegamenti casuali e, dal ricordo del fieno che pizzicava le caviglie, si ritrovava a ripensare di quando il papà, Aman, costruì il primo forcone d’acciaio, bello, resistente e innovativo. Al negozio di ferramenta Charles ne aveva venduti centinaia e mai nessun cliente si era detto insoddisfatto di quell’acciaio. Quell’acciaio tanto diverso da quello delle sbarre della cella in cui fu rinchiuso, dopo che il negozio era fallito ed erano falliti i suoi primi esperimenti con la gomma.
Ripensava a i suoi creditori e alla Roxbury, una società che aveva ideato una tecnica per fabbricare dei prodotti in gomma. Charles si era molto appassionato ai loro cataloghi e aveva ordinato diversi loro prodotti in gomma, ma in uno in particolare si era focalizzata la sua attenzione, un salvagente gonfiabile. Un’idea rivoluzionaria per l’epoca, ma c’era un particolare del salvagente che a Charles non piaceva, il tubicino per il gonfiamento. Studiate le proprietà della gomma e fatto qualche esperimento, riuscì a costruire un tubicino migliore. Così, convinto della bontà della sua idea, partì alla volta di New York per proporre la modifica alla Roxbury. Il direttore generale dell’azienda rimase impressionato dall’ingegno di Charles, tanto da dichiararsi interessato ad una collaborazione per altri progetti. Era un monito di speranza per Charles, una nuova strada si apriva davanti a se, avrebbe ripagato i suoi debiti e incominciato d’accapo. Tuttavia, la Roxbury, era in crisi finanziaria e propose a Charles un anno di sperimentazione del suo prodotto prima di poterlo lanciare sul mercato. Charles dovette aspettare molto meno per avere una risposta definitiva. La Roxbury ebbe un crack di lì a poco. Accadde, infatti, che la stragrande maggioranza della merce venduta dalla società tornò indietro, perché la debole gomma che era stata utilizzata si rovinava facilmente diventando inutilizzabile.
Di ritorno a Philadelphia quel farabutto di un suo creditore lo fece arrestare, ma la molla ormai era scattata nella sua testa. Dovunque si trovasse non poteva fare altro che pensare alla gomma. Lui sapeva che ci doveva essere un modo per rendere la gomma utilizzabile e duratura.
I problemi erano molteplici, questo materiale, infatti, estratto dagli omonimi alberi in Brasile e in India, è sì elastico e perfettamente impermeabile all’acqua, ma diventa appiccicoso già a 25 gradi e perde elasticità, indurendosi, a temperature non troppo basse. Bisognava trovare un modo per migliorarlo, serviva un’idea o un trucco per creare una gomma superiore.
La cella fu il suo primo laboratorio, si fece portare dalla moglie della gomma indiana, vari prodotti e attrezzi. Quei giorni di detenzione passarono rapidamente tra un esperimento e l’altro.
Gli anni che seguirono furono pieni di trasferimenti, prestiti, fallimenti, amici e creditori.
Aggiungendo alla gomma della magnesia era riuscito a renderla di un bel bianco, aggiungendo della fuliggine, sciogliendo il tutto in trementina e spalmandolo su un panno di flanella era riuscito a costruire il primo paio di scarpe impermeabili e con suola in gomma della storia. Un gran successo, all’inizio, ma si accorse presto che anche con questo trattamento le scarpe diventavano appiccicose, perdendo la fiducia dei suoi creditori che aspettavano pazientemente una rinascita finanziaria del promettente Charles.
Tra cantine come abitazioni, cene a base di pesci pescati al molo del porto, esperimenti falliti, un’intossicazione quasi mortale da acidi erano passiti dieci anni.

La sua mente vagava nei suoi ricordi e i suoi occhi si soffermavano ad osservare i vari oggetti della stanza. Oggettistica principale dell’arredamento, era la gomma. Charles teneva sott’occhio tutti i pezzi di gomma trattati nelle più svariate maniere. Li osservava, li tastava, li lasciava al sole per giorni, li schiacciava sotto la poltrona, li annusava e soprattutto, mettendo alla prova la pazienza della moglie, li disseminava per casa.
Un pezzo di gomma trattato con magnesio e bollito in calce viva e acqua era sopra una mensola di libri. Charles lo fissava, era stato quello il candidato sul quale aveva riposto più speranze, ma anche quel trattamento era fallito, bastava infatti che venisse a contatto con una sola goccia di acido per diventare immediatamente appiccicosissimo.
Dieci anni di frustrazioni, di miseria, di prove e bocciature. Charles era esausto. Sapeva che poteva farcela, doveva farcela, doveva trovare la soluzione. Ma non c’era! Aveva provato tutto, di tutto, acido nitrico, ossido di piombo, composti salini, ma niente. Non c’era verso. Quella maledetta gomma si teneva i suoi difetti.
Afferrò un pezzo di gomma trattato con della polvere di zolfo che giaceva da un paio di giorni su un tavolino. Un altro maledetto fallimento, anche in questo caso infatti la gomma restava sensibile alle temperature. Gettò amareggiato il pezzo di gomma in aria, in un gesto di sfogo, di liberazione, lasciando cadere indietro la testa e portandosi le mani sugli occhi. Maledetta gomma, pensava, maledetta gomma.
Mentre si massaggiava gli occhi, assorto in quei pensieri, un forte odore di bruciato riempì la stanza. Charles balzò in piedi cercando la causa dell’odore. Il pezzo di gomma zolfata era finito sulla stufa ed aveva preso fuoco. Afferrata una pinza da camino prese il pezzo in fiamme e lo gettò fuori dalla finestra, sulla neve, dove si spense all’istante.
La curiosità di un uomo che le ha provate tutte non poteva venir meno in quel momento. Infilatosi di corsa gli stivali corse fuori a raccogliere il pezzo bruciacchiato di gomma. Una volta raccolto notò subito una nuova consistenza del materiale, era più compatto. Il pezzetto non era ne appiccicoso ne troppo solido, fatto assai strano dopo che aveva preso fuoco e dopo che si era congelato un po’ sotto la neve.

Aveva trovato la soluzione!
Quella gomma era perfetta e Charles aveva appena inventato il processo di vulcanizzazione della gomma. La ricetta in fondo era semplice, aggiungere una parte di zolfo, cuocere il tutto e poi raffreddarlo repentinamente.
Ad oggi, con la stessa ricetta si sono fatte milioni di cose, tra cui gli importantissimi pneumatici!
Finalmente Charles poté dire, motivatamente, che era un buon anno per lui, un anno degno del suo nome, Charles Goodyear!

Nota disambigua.
La nota società di pneumatici Goodyear non fu fondata da Charles, ma porta il suo nome in suo onore. Charles, infatti, nonostante la scoperta, non ebbe fortuna avendo perso credibilità presso tutti i finanziatori. Non avendo il denaro per il brevetto cercò finanziamenti all’estero, spendendo pezzi di gomma vulcanizzata in Europa, soprattutto in Inghilterra dove un certo Hancock, anch’egli in cerca di un modo per lavorare la gomma, venne a conoscenza della vulcanizzazione di Goodyear e la brevettò a suo nome. La vicenda proseguì per vie legali, ma il povero Charles non la spuntò del tutto, riuscì tuttavia ad accaparrarsi altri brevetti, come quello per le scarpe che poi concesse ad una società francese, la Aigle. Nel 1855 l’imperatore di Francia, Napoleone III, conferì a Charles la croce della Legion d'Onore per servigi resi alla nazione. Croce che Goodyear ricevette in prigione, dove era stato nuovamente rinchiuso per debiti e sta volta con tutta la famiglia.

sabato 13 settembre 2008

Quanto diamo per scontato.



Dare per scontato è una necessità, se ci chiedessimo il motivo o il come di ogni cosa, non ci basterebbero diverse vite solo per porci le domande. Tuttavia stupirsi di nulla è sinonimo di ozio e di inoperosità. L’uomo nella sua pigrizia è felice il primo giorno, ma inizia ad avvizzire il secondo.


In qualsivoglia tempo della storia dell’umanità, gli uomini hanno sempre dato per scontato quegli oggetti di uso quotidiano frutti, in realtà, dell’ingegno di altri che li hanno pensati o che li hanno scoperti.


Per chiunque è un fatto assolutamente normale osservare un’automobile muoversi, o un aereo volare, o aprire un rubinetto e sentirsi bagnare da linda acqua calda, o accendere un televisore e vedere!


Tutte cose che poco più di un secolo fa, erano impensabili o irrealizzabili. E’ stata la ricetta del progresso a guidare l’uomo ai giorni nostri, gli ingredienti principali sono sempre gli stessi: caso, ingegnosità, necessità, curiosità, forse denaro e poco più.


Un po’ per carattere un po’ studiando ingegneria, mi ritrovo spesso a domandarmi sul come possano funzionare determinati oggetti, o su chi sia riuscito a trovare per primo la soluzione ad un determinato problema e in che modo(!), a come certe idee rivoluzionarie o geniali siano venute in mente ai loro ideatori.


Questi quesiti mi hanno portato a collezionare storie di uomini speciali, di uomini fortunati, che hanno avuto la capacità o la sorte di contribuire al progresso. Come è giusto che sia, ogni storia è del tutto singolare e mai scontata e ho deciso di raccontarle, una ad una e tutte insieme in questo blog.


Sarà una sorta di club, una comitiva delle idee e dei progetti arguti dell’ingegneria che mi tengono compagnia e mi incoraggiano nella speranza di entrarne a far parte, un giorno, anch’io.


Buona lettura.